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ADERITE IN MASSA!
Siamo
persone – storici, giuristi, antropologi, sociologi,
filosofi, operatori culturali– che da tempo si
occupano di razzismo. Il nostro vissuto, i nostri studi
e la nostra esperienza professionale ci hanno condotto
ad analizzare i processi di diffusione del pregiudizio
razzista e i meccanismi di attivazione del razzismo
di massa. Per questo destano in noi vive preoccupazioni
gli avvenimenti di questi giorni – le aggressioni
agli insediamenti rom, le deportazioni, i roghi degenerati
in veri e propri pogrom – e le gravi misure preannunciate
dal governo col pretesto di rispondere alla domanda
di sicurezza posta da una parte della cittadinanza.
Avvertiamo il pericolo che possa accadere qualcosa di
terribile: qualcosa di nuovo ma non di inedito.
La violenza razzista non nasce oggi in Italia. Come
nel resto dell’Europa, essa è stata, tra
Otto e Novecento, un corollario della modernizzazione
del Paese. Negli ultimi decenni è stata alimentata
dagli effetti sociali della globalizzazione, a cominciare
dall’incremento dei flussi migratori e dalle conseguenze
degli enormi differenziali salariali. Con ogni probabilità,
nel corso di questi venti anni è stata sottovalutata
la gravità di taluni fenomeni. Nonostante ripetuti
allarmi, è stato banalizzato il diffondersi di
mitologie neo-etniche e si è voluto ignorare
il ritorno di ideologie razziste di chiara matrice nazifascista.
Ma oggi si rischia un salto di qualità nella
misura in cui tendono a saltare i dispositivi di interdizione
che hanno sin qui impedito il riaffermarsi di un senso
comune razzista e di pratiche razziste di massa.
Gli avvenimenti di questi giorni, spesso amplificati
e distorti dalla stampa, rischiano di riabilitare il
razzismo come reazione legittima a comportamenti devianti
e a minacce reali o presunte. Ma qualora nell’immaginario
collettivo il razzismo cessasse di apparire una pratica
censurabile per assumere i connotati di un «nuovo
diritto», allora davvero varcheremmo una soglia
cruciale, al di là della quale potrebbero innescarsi
processi non più governabili.
Vorremmo che questo allarme venisse raccolto da tutti,
a cominciare dalle più alte cariche dello Stato,
dagli amministratori locali, dagli insegnanti e dagli
operatori dell’informazione. Non ci interessa
in questa sede la polemica politica. Il pericolo ci
appare troppo grave, tale da porre a repentaglio le
fondamenta stesse della convivenza civile, come già
accadde nel secolo scorso – e anche allora i rom
furono tra le vittime designate della violenza razzista.
Mai come in questi giorni ci è apparso chiaro
come avesse ragione Primo Levi nel paventare la possibilità
che quell’atroce passato tornasse.
Marco Aime, Rita Bernardini, Alberto Burgio, Carlo
Cartocci, Tullia Catalan, Enzo Collotti, Alessandro
Dal Lago, Giuseppe Di Lello, Angelo D’Orsi, Giuseppe,
Faso, Mercedes Frias, Gianluca Gabrielli, Clara Gallini,
Pupa Garribba, Francesco Germinario, Patrizio Gonnella,
Gianfranco Laccone, Maria Immacolata Macioti, Brunello
Mantelli, Giovanni Miccoli, Giuseppe Mosconi, Grazia
Naletto, Michele Nani, Salvatore Palidda, Marco Perduca,
Pier Paolo Poggio, Carlo Postiglione, Enrico Pugliese,
Annamaria Rivera, Rossella Ropa, Emilio Santoro, Katia
Scannavini, Renate Siebert, Gianfranco Spadaccia, Elena
Spinelli, Diacono Todeschini, Nicola Tranfaglia, Fulvio
Vassallo Paleologo, Barbara Valmorin, Danilo Zolo.
Le adesioni possono essere inviate a: razzismodimassa@gmail.com |